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Etienne Lenoir; Henry Dasson

Francia, seconda metà XIX secolo

Il trittico in bronzo è costituito da un orologio centrale e da due candelabri laterali.

Tutti e tre gli elementi hanno un basamento simile: sopra una base quadrata è poggiato un plinto in marmo Rouge Griotte, attorno al quale vi è una corona d’alloro in bronzo, finemente cesellata a bulino.
L’orologio presenta la figura in bronzo di un putto inginocchiato sulla gamba sinistra, mentre la destra è avanzata e parzialmente coperta da un panneggio che nasconde anche l’inguine. La testa è chinata in un atteggiamento di sforzo, mentre entrambe le braccia sono sollevate a sostenere la cassa dell’orologio. Questa, dorata e decorata a cesello e bulino con una corda a perline che riprende la decorazione sul plinto marmoreo, è ornata sulla sommità da un fiocco. Sulla mostra le ore sono segnate con i numeri romani, mentre i minuti, scanditi di cinque in cinque, sono segnati con i numeri arabi; anche le lancette in bronzo sono finemente ornate con motivi fitomorfi.
Sul quadrante è presente la firma dell’orologiaio “Et.ne Lenoir / AParis”

I due candelabri raffigurano anch’essi due putti in bronzo con ali da farfalla, speculare l’uno all’altro: una gamba è sollevata e il peso del corpo è spostato in avanti, nello slancio di una corsa, il volto è rivolto verso l’alto in un’espressione tra lo stupore e il divertito.
Le braccia sono aperte e sorreggono 
due reggi-candele che rappresentano delle torce con il fuoco acceso, in bronzo dorato; anche il panneggio che avvolge i fianchi delle due figure è in bronzo dorato

Dimensioni orologio: 55×16,7×16,7 cm;
Dimensioni candelabri: 40,5x12x14 cm

Trittico con orologio da mensola e due candelabri
Trittico con orologio da mensola e due candelabri dettaglio orologio
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Analisi storico critica

L’invenzione dell’orologio è del bronzista francese Pierre Philippe Thomire (1757-1843) , che fu tra i principali maestri fonditori parigini tra il 1772 e la metà degli anni venti del XIX secolo, quando si ritirò dall’attività. Il progetto dell’artista venne acquistato nel 1813 dalla Maison Breguet (i più importanti produttori di orologi nell’Europa dell’Ottocento), come testimoniato dalla documentazione conservata presso l’archivio della manifattura, che li produsse in diversi esemplari. 
Durante il corso del secolo questa invenzione venne ripresa e tradotta in bronzo da vari artisti, anche di una certa fama, come Henry Picard e Henry Dasson. 

Il trittico in esame è attribuibile proprio a quest’ultimo: sono infatti possibili dei puntuali e stringenti 
confronti con altre opere del tutto simili a quelle in esame o che ne presentano delle variazioni, in un’ottica di diversificazione della produzione da parte dell’artista. Quello che si avvicina di più al nostro è un trittico recentemente passato sul mercato antiquario, nel quale l’orologio è identico a quello in esame, a eccezione della decorazione bronzea sulla cassa. Differenti sono i candelabri: costituiti sempre da piccoli putti, ma che sostengono con entrambe le mani un ramo fiorito che svolge la funzione di porta candele. Del tutto identico è il basamento, anche nella tipologia del marmo impiegato.

Le “pendule à l’enfant” dovette certamente godere di grande fortuna nella Parigi di quegli anni, come testimoniano delle derivazioni dall’opera dello stesso Dasson, passati recentemente in asta.
I due putti-reggicandele, trovano invece riscontro in una bronzetto presentato in asta da Christie’s assieme a un gruppo, firmato Henry Dasson. Il putto che sorregge due rami di rose trova infatti una precisa corrispondenza con uno dei nostri (a eccezione del panneggio attorno ai fianchi), mentre l’altro ne è la riproduzione speculare: la gamba alzata e il peso slanciato in avanti quasi come nella foga di una corsa.
I tre bronzetti che costituiscono il nostro trittico presentano una qualità della fusione molto alta, come dimostra anche l’attenzione con la quale è stata realizzata la cesellatura a bulino per i dettagli, in particolare per i capelli dei putti e per le torce reggi-candela.

Henry Dasson (Parigi 1825-1896)

Fu tra i principali bronzisti parigini del XIX secolo, le cui opere sono riconosciute per la raffinatezza decorativa e per l’alta qualità della fusione in bronzo. Dopo aver avuto una breve carriera nella fabbricazione di manufatti e orologi in bronzo in associazione con l’abile disegnatore Emile Godeau, Dasson studiò con Justin Marie Lequien, professore all’École Superieur Turgot. Nel 1871 acquistò la fiorente attività dell’ebanista CharlesGuillaume Winckelsen, diventando presto egli stesso un riconosciuto e apprezzato ebanista e bronzista.

Specializzatosi soprattutto nella produzione di mobili e oggetti in stile Luigi XIV, XV e XVI, la sua produzione era altamente ricercata e qualitativamente apprezzata al punto tale da consentirgli la partecipazione alle Exposition Universelle parigine del 1878 e 1889, dove a quest’ultima si aggiudicò il Grand Prix Artistique. Insignito del titolo di Chevalier de la Légion d’honneur nel 1883, nel 1894 Dasson cessò la produzione della sua manifattura, vendendo i suoi modelli e i suoi disegni ad un’imponente asta tenutasi lo stesso anno.

La produzione di Dasson fu molto diversificata sia nella tipologia delle opere (mobili come tavoli, ma anche lampadari, candelabri e orologi) che nei materiali e nelle tecniche impiegate: nonostante la sua preferita fosse certamente la fusione bronzea, spesso nei suoi articoli si trovano anche marmi pregiati.

La firma Etienne Lenoir è invece da riferire a un orologiaio attivo nella seconda metà dell’Ottocento. Per questione onomastica potrebbe essere appartenuto alla celebre famiglia di orologiai, della quale facevano parte Etienne II Lenoir (1699-1778) e suo figlio Pierre-Etienne Lenoir (1724-dopo il 1789), due tra i più importanti orologiai nella Parigi di Luigi XV. Purtroppo del nostro non si hanno però ulteriori notizie.

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