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Tempietto

Roma, fine XVIII sec.

Descrizione:

Centrotavola a forma di tempio circolare in bianco con basamento in nero del Belgio, rosso e giallo antico per le colonne e gli innesti. Un podio a gradoni è sormontato da un basamento circolare sul quale si innalzano otto colonne con capitelli dorici che sostengono un’alta trabeazione, sulla quale si innesta la cupola costolonata. La lanterna è costituita da un pomolo tornito in porfido rosso, dalla quale si irradiano delle decorazioni a foglia in bronzo dorato; probabilmente sostituzioni tardo ottocentesche. L’oggetto presenta segni stuccati di applicazioni mancanti.

Dimensioni: h. 46 cm, diametro 37 cm
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Analisi storico-critica del tempietto:

Il piccolo tempio apparteneva in origine, con ogni probabilità, a un servizio da tavola, secondo la moda neoclassica di gusto tipicamente francese, che andava diffondendosi nella seconda metà del XVIII secolo. Con la volontà di stupire i propri ospiti durante i fastosi banchetti, i nobili erano soliti commissionare ad abili argentieri interi servizi da tavola, spesso caratterizzati da centro tavola costituiti da veri e propri impianti architettonici e scultorei in miniatura. Anche i nobili italiani, ormai dipendenti dall’egemonia culturale della Francia, iniziarono a commissionare interi servizi sulla moda d’oltralpe. Tra i principali artisti attivi in questo ambito vi fu Luigi Valadier, che realizzò, tra i più importanti, il servizio per il Principe Borghese. Certamente la fortuna che questa tipologia di opere e lo stesso Valadier ebbero fu ampia e venne presa da ispirazione per produzioni simili. Anche alcuni dei suoi numerosi disegni conservati presso il Museo Napoleonico raffigurano prospetti o piante per la realizzazione di architetture classiche, usate per progettare e costruire delle vere e proprie vedute antiche in miniatura che fungessero da centro tavola.

In particolare, il nostro tempietto monoptero (ossia caratterizzato da un’unica fila di colonne che racchiudono la cella centrale), trova ispirazione in alcune architetture simili realizzate per il celebre deser Breteuil, poi di Carlo IV, in particolare con quello che è denominato il Tempio di Flora. Il nostro ne trae ispirazione, pur adottando una minore varietà di marmi e una decorazione più semplice rispetto a quelle riscontrabili nell’opera di Valadier.

Bibliografia:
 – L’oro di Valadier. Un genio nella Roma del Settecento, catalogo della mostra (Roma, Villa Medici, 1997) a cura di Alvar González-Palacios, Roma, Fratelli Palombi editore, 1997. 

– Alvar González-Palacios, I Valadier, L’Album dei disegni del Museo Napoleonico, Roma, Palombi Editori, 2015. 

– Alvar González-Palacios, I Valadier, Milano, 2019, Officina Libraria.

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