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Lombardia, inizio XVI Secolo

Tecnica pittorica: Tempera su tavola
Descrizione:

Tre tavolette in legno ricurvo, dipinte a tempera. Raffiguranti tre busti, due di profilo, un uomo e una donna, mentre il terzo rappresenta un giovane di tre quarti.

La donna ha i capelli raccolti sulla nuca e nascosti da una cuffia color ocra, mente ai lati del viso scendono dei boccoli castani; al collo porta un doppio filo di coralli e indossa un abito scollato, del quale si intravvede l’antico ricamo.

L’uomo più avanzato d’età, anch’egli di profilo, ha i capelli canuti radi e indossa un vestito con mantello dall’alto colletto. Il personaggio maschile più giovane veste anche lui con un abito dal colletto alto e ha le spalle coperte con un mantello vermiglio, abbinato al cappello poggiato sui capelli castani a caschetto, secondo la moda dell’epoca. Un fanciullo imberbe, questo ritratto si contraddistingue per la maggiore caratterizzazione psicologica dell’effigiato, il cui sguardo basso e la bocca leggermente imbronciata gli donano un’aria malinconica.

Le tre figure sono collocate all’interno di nicchie incorniciate da archi a tutto sesto arricchiti con motivi a nastro e la cui volta è costituita da una conchiglia architettonica. Due delle tavole (quelle con i due profili) presentano fasce lignee applicate ai lati, dipinti con greche mistilinee e dal richiamo fitomorfo, di gusto rinascimentale.

Dimensioni: 39 x 39 x 5 cm, 39 x 31.5 x 4 cm, 39 x 40 x 5 cm

Ispeziona:

Analisi storico-critica:

Fin dalla fine del Trecento è nota questa particolare tipologia di tavolette da soffitto, che rimase in auge fino agli inizi del Cinquecento. Il periodo di massima diffusione si ebbe però a partire dalla metà del XV secolo, quando si diffusero, soprattutto a Cremona e nelle zone limitrofe, un numero cospicuo di botteghe specializzate nella realizzazione di questi manufatti. Dall’epicentro cremonese, le tavolette da soffitto si diffusero anche nel resto del territorio lombardo, tanto che sono noti cicli anche in cittadine della bassa bergamasca (quale Caravaggio) o a Brescia.

La forma incurvata delle tavolette è una caratteristica congenita delle stesse ed era funzionale alla loro collocazione a ridosso dei soffitti dei grandi saloni dei palazzi quattrocenteschi. In particolare, queste tavolette erano collocate tra i travetti lignei posti tra le grandi travi che formavano la struttura portante del soffitto. Ecco dunque come la forma incavata e la loro collocazione in modo inclinato, diventava funzionale alla gestione spaziale e a una migliore fruibilità da parte dell’osservatore. La tecnica esecutiva impiegata ricorre simile anche in altre tavolette da soffitto note: tempera su una tavola lignea precedente preparata con una sottile imbiancatura a base di caolini.

Interessante notare come la critica sia concorde nell’indicare questa particolare tipologia di produzione artigianale, assieme a quella delle formelle in terracotta, uno tra i primi esempi della volontà di riproduzione su larga scala di opere artistiche simili, anticipando di secoli il concetto di produzione manifatturiera.

Nelle zone del cremasco e del cremonese queste tavolette si ritrovano in molti palazzi sia pubblici che privati, dove si afferma in particolar modo l’iconografia dei mezzi busto, spesso alternati a stemmi araldici. I soffitti dei palazzi si trasformano allora in vere e proprie gallerie di antenati, oppure propongono coppie di personaggi desunti dalla mitologia greco-romana, diventando motivo di celebrazione della stirpe e del casato che vi abitava. Viene infatti ripresa la tipologia iconografica del ritratto di gusto pienamente rinascimentale, in particolar modo dei due coniugi raffigurati di profilo e affrontati l’uno rispetto all’altro.

Anche nel nostro caso, infatti, vi sono due profili, uno femminile e l’altro maschile che si fronteggiano. Il busto raffigurato nella terza tavoletta è invece di tre quarti e si caratterizza per una maggiore introspezione psicologica. Rimosse dal loro contesto originario, per il quale è facile immaginare in origine un ciclo costituito da un maggior numero di tavolette, difficile stabilire se la sequenza attuale fosse anche quella prevista fin dall’inizio, probabilmente raffigurando una coppia di coniugi con al centro il figlio (in virtù anche della minore età dimostrata da questi), oppure se invece sia una licenza concessa con il recente montaggio in cornice.

Lo stato di conservazione è ottimo per le due tavolette raffiguranti il busto femminile e quello maschile in età più avanzata; quella con il giovane presenta invece segni di restauro, sia di consolidamento per la spaccatura centrale della tavola, che, di conseguenza, di ritocco sul film pittorico.

Bibliografia:

– Lidia Cesarani Ermentini, Le tavolette da soffitto rinascimentali. La collezione della Banca Popolare di Crema, “Insula Fulcheria”, 15.1985, pp. 81-109;

– Monica Visioli, Una nuova serie di tavolette da soffitto di ambito bembesco, “Artes”, 11.2003(2005), pp. 5-13;

Eroi antichi di casa Aratori. Tavolette da soffitto del Quattrocento a Caravaggio, a cura di Mario Marubbi, Bolis, Azzano San Paolo, 2010.

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