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Stipo

Toscana, fine XVI inizi XVII sec.

Descrizione:

Stipo impiallacciato in radica di noce, i montanti sul fronte, anch’essi in legno di noce, sono riccamente intagliati: partendo dal basso c’è una mensola dalla forma di una voluta fogliacea, sormontata da un pesce, un delfino secondo l’immaginario dell’epoca, e ancora da un mascherone grottesco. Nella parte superiore trova invece posto una cariatide, nel montante di sinistra, mentre in quello di destra un telamone, entrambi con i lineamenti del volto che richiamano la tradizione dei mascheroni grotteschi.

La fascia sotto piano vede l’alternarsi di riserve impiallacciate in radica con piccoli tasselli intagliati: in quelli laterali vi sono due profili di guerrieri con l’elmo sulla testa, vi sono poi due tasselli con armi, uno scudo e una faretra di frecce; al centro, infine, uno stemma ovale, privo però di elementi identificativi. Il fronte è occupato da una grande anta apribile a ribalta impiallacciata in radica anche all’interno, celante una cassettiera costituita da dodici cassettini e due antine laterali; sono tutti ornati con cornicette in radica intagliata. La serratura in ferro battuto è celata all’esterno, ma visibile nella parte interna dell’anta; ha la caratteristica forma di giglio, ripresa nelle cerniere dell’anta.

Misure: 61 x 73,5 x 38,5 cm

Ispeziona la ribalta:

Analisi storico-critica:

Lo stipo proveniente dalla Toscana appartiene a una tipologia meno nota e diffusa in quest’area geografica. Più conosciuti sono infatti gli stipi lignei intarsiati con pietre dure, certamente derivati dalla celebre produzione legata alla tradizione dell’Opificio delle Pietre Dure. Il nostro stipo è infatti interamente realizzato in legno e anche la decorazione è affidata a questo materiale. I fianchi, il piano, l’anta del fronte (anche nella parte interna) sono interamente impiallacciati in radica di noce; persino il fronte dei cassettini e delle antine all’interno è in radica, lavorata nel massello nel caso delle cornicette. Questo particolare taglio del noce, dalla vena marcata e movimentata ha, infatti, un grande effetto ornamentale che arricchisce la superficie dello stipo.

Interessanti sono, inoltre, i montanti e i piccoli tassellini posti nella fascia sotto piano, in noce intagliato. Il modello iconografico al quale fanno riferimento sono le grottesche, tipologia ornamentale diffusasi a partire dalla fine del XV secolo, ma proseguita e reimpiegata anche per tutto il Cinquecento e il secolo successivo. In particolar modo i mascheroni, gli animali mostruosi, cariatidi e telamoni dalle fattezze grottesche ebbero una lunga sopravvivenza nella decorazione di tipo plastico. Molto interessante, nel nostro stipo, è la fisionomia dei volti della cariatide e del telamone, altamente tipizzati e del tutto caratteristici. Anche i guerrieri, le armi e lo stemma nella fascia sotto piano rientrano pienamente nel panorama iconografico desunto dalle grottesche. Certamente questi soggetti non si ritrovano solamente nella produzione toscana, ma anche in quella del nord Italia: ben noti sono gli intagli bergamaschi che, seppur con modalità differenti, riprendono mascheroni e cariatidi grottesche.

Per il nostro stipo, come già si accennava all’inizio, è più difficile trovare dei riscontri puntuali, anche se delle eco possono, a nostro avviso, essere ravvisate in opere antecedenti anche di diversi anni. Tra queste la parte inferiore del leggio grande in Santa Maria Novella a Firenze, realizzato da Baccio d’Agnolo tra il 1491 e il 1496.

Bibliografia:

– Mario Tinti, Il mobilio fiorentino, Milano, Bestetti e Tumminelli, 1928. 

 

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