Post Image

Lombardia, inizi del XIX secolo

Descrizione:

Secrétaire composto da un cassetto sotto piano, un’anta a ribalta celante scarabattolo e due ante nel corpo inferiore. Retto da piedi tronco piramidali uniti al mobile da piccole mensole intarsiate, montanti a rilievo, cornice del piano inclinata. Tutta la superficie è impiallacciata in bois de violette con bordure in bois de rose e abbondantemente intarsiato. La cornice del piano è intarsiata con un motivo a foglie d’acanto, complesse candelabre composte da vasi e piante animate da figure animali e fantastiche decorano i montanti. Sotto piano lo spazio è diviso in riserve che alternano motivi fitomorfi a due riserve con un fondo in acero tinto verde su cui sono intarsiate due figure classiche di guerrieri su una biga trainata da cavalli. Due riserve sui fianchi ritmano gli spazi in cui sono inserite delle figure mitologiche, così come avviene nelle due ante inferiori.

Più complessa è la decorazione dell’anta principale, questa vede lo spazio suddiviso con una riserva ottagonale al centro in cui sono raffigurate due vestali che danzano attorno a un braciere classico con festoni trattenuti da falene e corone di fiori tra le mani, altre due riserve ai lati di questo disegno contengono delle candelabre classiche composte di vasi e putti. L’anta all’interno cela una serie di cassetti, vani a giorno e segreti tipici di questi arredi. All’interno dell’anta inferiore è posto il cartiglio espositivo della mostra Commemorativa di Giuseppe Maggiolini, tenutasi a Parabiago nel 1965.

Dimensioni: 154,5 x 94 x 42,5 cm

Ispeziona:

Analisi Storico Stilistica:

Il mobile qui presentato è pubblicato sul catalogo della mostra di Parabiago a cui fa riferimento il cartiglio, dove viene presentato come mobile di Giuseppe Maggiolini, la provenienza citata è la stessa che ne ha avuto possesso fino alla nostra acquisizione. Un mobile analogo con poche varianti è stato presentato alla mostra del 1938 a Palazzo Reala e pubblicato dal Morazzoni, sempre come mobile di Giuseppe Maggiolini.

Si tratta di attribuzioni ormai superate, ma che ci evidenziano la qualità delle opere che così spesso hanno ingannato gli storici. La modalità di trattare l’intarsio non come tante tessere di diversi legni accostate ma come superfici da incidere a bulino sono una delle più evidenti differenze tra i due ebanisti. Se la presenza di decori presenti anche in mobili di Maggiolini poteva ancora trarre in inganno, va detto che si tratta di proposte riscontrabili nei disegni di Giocondo Albertolli, molto diffusi grazie alle stampe e presenti in molte botteghe.

È l’esempio del decoro sotto piano, le foglie d’acanto, derivate dalla tavola V che Giocondo Albertolli propone in Alcune decorazioni di nobili sale ed altri ornamenti; oppure dal decoro della mensola che unisce il piede al mobile, presente tra le proposte della tavola X di, Ornamenti diversi inventati da Giocondo Albertolli. Il riferimento più evidente è però dato dalla decorazione dell’anta centrale con le vestali danzanti prese direttamente dalla tavola XIII, presente sempre in, Alcune decorazioni di nobili sale ed altri ornamenti.

Non siamo di fronte all’unico ebanista che in quegli anni usa in maniera sapiente le proposte del grande architetto; oltre a Maggiolini che con Albertolli godeva di un contatto diretto, senz’altro è da citare l’esempio di Giovan Battista Maroni. Questo ebanista conosciuto fino a poco fa con il monogramma GBM, utilizzò in più arredi come abbiamo avuto modo di analizzare i decori albertolliani.

Come descritto nell’articolo del catalogo che ho curato per la Mostra “ Maggiolini & Co.” Esiste un corpus di arredi che sono evidentemente dello stesso laboratorio e che mi sono permesso di chiamare Bottega dei fondi verdi. La cara amica e studiosa Manuela Scotti Carbone , grazie a un lungo lavoro di archivio ne raggruppa ancora diversi altri. Oggi però non ci è dato sapere il nome dell’ebanista e della bottega. Non ci è possibile nemmeno escludere che si tratti sempre di GBM, vi sono delle vicinanze con le sue opere migliori, ma non tali da confermarne la paternità, così come le differenze non permettono di escluderlo. Sono però propenso a pensare che si tratti di un altro di quegli allievi che si sono formati alla bottega di Giuseppe Maggiolini, uno dei migliori che come il Maroni ha saputo tenere i contatti con architetti che a bisogna sapessero aiutarli nella composizione sapiente del decoro. Sono sempre più convinto infatti che sia la regia di un architetto a determinare la riuscita compositiva di arredi come questo che unita alla capacità artigianale dell’ebanista permettono la realizzazione di un arredo eccellente. Sono i capo-lavori o come si chiamavano nelle botteghe i capo-opera. Ed è sempre per questo motivo che svincolati dalla creatività di un architetto le altre realizzazioni divengono purtroppo ripetitive.

Bibliografia di riferimento:

– Giocondo Albertolli, Ornamenti diversi inventati da Giocondo Albertolli, 1782;

– Giocondo Albertolli, Alcune decorazioni di nobili sale e altri ornamenti, 1787;

– G. Nicodemi (a cura di), Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini, catalogo mostra Milano 1938;

– Giuseppe Morazzoni, Il Mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano, Gorlich, 1953;

– Mostra di Giuseppe Maggiolini, catalogo della mostra (Parabiago, Palazzo Corvini-Lampugnani, sala consiliare, 25 Settembre – 10 Ottobre 1965), Parabiago, Industria Grafica Rabolini, 1965;

– Catalogo vendita Il Ponte, Milano, 24 Ottobre 2013, lotto 71;

– Catalogo Christie’s, Londra, 6 Luglio 2016, lotto 32;

– Giuseppe Beretti, Il monogramma G.B.M. Ovvero Giovanni Battista Maroni, articolo online, 18 Aprile 2019 (link);

– Enrico Sala, Maggiolini & Co., ed. Anticonline, 2020.

Contattaci per ricevere maggiori informazioni o per fissare un appuntamento

Oppure

Articoli correlati
The following two tabs change content below.

Anticonline

Anticonline è un team di esperti al vostro servizio per valorizzare al meglio i vostri mobili, quadri, oggetti di alto antiquariato.

Ultimi post di Anticonline (vedi tutti)

Serie di sei pannelli mitologici, Luigi Mascaroni