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Sebastiano Lazzari (1730 -1790 ca.)

Trompe l'oeil, 1789

Tecnica pittorica: Olio su tela
Dimensioni: 142 x 157 cm

L’opera, in linea con la produzione artistica di Sebastiano Lazzari, presenta una fitta e interessante simbologia. Al centro della scena si trova un tavolo sul quale è adagiato un tappeto; fin dal XV secolo questo era un elemento ricorrente nei generi della ritrattistica e della natura morta. Il tappeto evoca un mondo lontano ed esotico, accessibile solamente alle famiglie più influenti. 

Si afferma pertanto nella tradizione pittorica come emblema di potere, passione e conoscenza.

Inoltre offre al pittore l’occasione di indugiare nella riproduzione di gradevoli motivi decorativi d’ispirazione levantina. Sopra al tavolo sono disposti diversi elementi: una lettera, sulla quale possiamo notare una mosca, tema probabilmente desunto dalle Vanitas fiamminghe, dove si ergeva a simbolo della fragilità e della caducità della vita. Vicino alla lettera, che contiene uno scambio informale e amichevole che potrebbe contenere indizi sulla committenza, sono posti una scatola di biscotti ed un vassoio con un servizio da caffè. Si tratta di oggetti comuni di uso domestico che vengono però curiosamente affiancati ad oggetti appartenenti al mondo scientifico: la bussola, una sfera armillare e un mappamondo. 

L’ultimo elemento posto sul tavolo è un orologio dove troviamo la datazione dell’opera in numeri romani (1789) e la firma dell’autore: “Sebastianus Lazari Veronensis/ Pic. Sculp. Et Archit. Fecit”. A sinistra del tavolo è ritratto un giovane, intento a indicare all’osservatore gli oggetti esposti. Passando allo sfondo della scena ci accorgiamo ben presto che si tratta di un trompe-l’oeil, più precisamente di “finti assi”, un artificio di cui Lazzari era maestro, consistente nel creare un piano d’appoggio prospettico su un fondo che simula degli assi di legno. 

Su questa parete sono affissi due ritratti femminili, che possiamo supporre parenti del giovane, un goniometro e una tabella astronomica. Al centro, leggermente più in alto rispetto agli altri elementi, si trova una nicchia entro la quale ci sono due ripiani sui quali sono appoggiati dei libri. Possiamo notare ancora una volta la presenza di strumenti legati alla ricerca astronomica e geografica, collocati tra oggetti ordinari e apparentemente poco significativi. Si tratta di un’iconografia che ricorre in maniera sistematica nelle opere del Lazzari e che suggerisce la fusione tra una dimensione quotidiana e materiale e una più sofisticata, legata al mondo dell’intelletto. 

L’accostamento di questi oggetti allude a dei significati che purtroppo a un osservatore moderno sfuggono. Ci troviamo sprovvisti degli elementi necessari per svelare gli astrusi messaggi celati in queste composizioni, definite appunto “rebus figurativi”. Questo, a nostro parere, non fa che accrescere la fascinosa ambiguità dell’opera.

L’opera è presentata in cornice coeva originale, in legno di noce con inserti di palissandro, e predisposta per boiserie.

 
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Biografia

Il presente dipinto è opera del pittore di origine veronese Sebastiano Lazzari, nato probabilmente attorno al 1730. Attivo nella seconda metà del Settecento nella terraferma veneziana. Lazzari fu anche scultore e architetto, come si può dedurre dalla firma dello stesso (Sebastianus Lazari Veronensis / Pict. Sculp. Et Archit. Fecit). 

Si hanno poche notizie biografiche sull’artista e nessuna testimonianza delle attività sopracitate oltre all’attività pittorica. Fortunatamente il numero di opere datate e firmate a noi giunto è consistente e permette di apprezzare opportunamente questo eccezionale pittore. Lazzari si specializzò e perfezionò nella ritrattistica e nelle nature morte subendo visibilmente l’ascendente dell’arte fiamminga. Si distinse per il sapiente ed originale utilizzo del trompe l’oeil. 

Già in uso nella pittura classica e rinascimentale, il trompe l’oeil conobbe la sua massima diffusione proprio tra il XVII e XVIII secolo, conseguentemente all’affermazione e proliferazione di nature morte e delle vanitas d’ispirazione nordeuropea. Una completa conoscenza del disegno, delle regole prospettiche, dell’uso delle ombre e degli effetti di luce sono necessarie per padroneggiare questa tecnica. 

Sebastiano Lazzari elaborò un personalissimo e innovativo stile di trompe l’oeil, definito “finto asse”: la tecnica consiste nel creare fondi simulanti assi in legno d’abete che servono da ulteriore piano d’appoggio nella scena. Il successo di questo escamotage fu tale da assicurargli numerose committenze, dando persino origine a numerose emulazioni. I confronti possibili con le incisioni diffuse dalle incisioni dei Remondini a Bassano del Grappa lasciano intendere che queste ebbero un ruolo determinante nella formazione dell’artista.

 
Sebastiano Lazzari, Trompe l'oeil
Sebastiano Lazzari, Trompe l'oeil

Attivo con l’incarico di modellatore e disegnatore presso la fabbrica di maioliche e porcellane Antonibon a Nove Bassano, la collaborazione con l’impresa vicentina cessò nel 1765, quando venne accusato di aver sottratto dalla fabbrica alcuni stampi per consegnarli alla concorrenza. Lo stesso anno si trasferì a Venezia, lavorando per la fabbrica di Geminiano Cozzi fino all’anno successivo, quando si spostò a Bologna, dove fu attivo per la manifattura dei coniugi Varion a Bologna, che però chiuse pochi mesi dopo (sia il Cozzi che i Varion erano coloro ai quali il Lazzari avrebbe consegnato il materiale dell’impresa Antonibon, come emerge dai dati del processo intentato contro di lui nel ’65). 

L’ultima fase della vita di Sebastiano Lazzari è poco conosciuta, probabilmente si trasferì per un breve periodo a Vicenza, dove produsse sia quadri di soggetto religioso (è per la parrocchiale di Vighizzolo la Madonna col Bambino e i ss. Simone Stock, Domenico e Vittore, firmata e datata al 1769), ma soprattutto una vasta produzione di trompe-l’oeil, nei quali spesso vengono affiancati generi alimentari (cesti di verdura e frutta, fiaschi di vino) a strumenti musicali e a strumenti matematici e modelli scientifici. 

 
Bibliografia

P. L. Fantelli/A. Rizzi, I “finti assi” del “pictor sculptor et architectus” Sebastiano Lazzari, in: “Ateneo Veneto”, 22, 1984, pp. 221-222, and fig. 27, 29; 

– M. Acanfora, Sebastiano Lazzari: notizie e opere inedite, in “Verona illustrata”, 29, 2016, p. 84, nota 1.

 

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