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Joachim Anthonisz Wtewael AMBITO DI

Cristo benedice i bambini

Seconda metà del XVII secolo
Dimensioni: 131×171 cm

 

Descrizione:

Il dipinto raffigura l’episodio evangelico di Cristo che benedice i bambini (Marco, 10-14). La scena si svolge all’interno di un ambiente in penombra costituito da architetture dalle forme rinascimentali, nel quale si affollano i personaggi a gruppi di due o tre, quasi come se si stesse svolgendo una rappresentazione teatrale. Le linee prospettiche della pavimentazione e gli atteggiamenti delle figure fanno convergere l’attenzione verso i protagonisti al centro, ossia Gesù che sta benedicendo un bambino accompagnato dalla madre.

Le altre figure sono colte in attività 
molto dinamiche, si notino in particolar modo le donne che hanno in braccio i figli sulla scalinata o il bambino rappresentato in primo piano, che si volge verso l’osservatore in modo repentino, come se si stesse scostando dal cane che gli sta leccando il viso. Alcuni dei personaggi sono abbigliati con vestiti all’antica, mentre altri indossano degli abiti chiaramente seicenteschi, contemporanei alla realizzazione dell’opera, anche le fattezze dei volti sono quelli tipicamente nordeuropei. Il dipinto è in prima tela, restaurata e rintelata lungo i bordi esterni a rinforzo. La cornice con la quale è presentato è in stile ma recente.

Dimensioni:  131X171 cm

Ispeziona il dipinto
Analisti storico-stilistica

L’opera in analisi appartiene all’ambito di Joachim Anthonisz Wtewael, derivata dal dipinto di analogo soggetto conservato presso il Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo dal 1891, quando venne acquistato da A. A. Kaufman (inv. ГЭ-709; esposto nella sala 248).

La tavola del museo russo 
venne realizzata dall’artista olandese nel 1621, molto probabilmente per la ricca committenza privata di Utrecht, come indicherebbero anche le dimensioni contenute. La nostra derivazione venne presumibilmente realizzata a una cinquantina d’anni di distanza, probabilmente commissionata per essere collocata sopra l’altare in una chiesa, come dimostrerebbero le dimensioni superiori rispetto all’originale. L’autore visionò direttamente l’opera originale, come attesta la puntuale corrispondenza dei personaggi e della tavolozza acida impiegata. 

Le figure sono riprese in modo preciso, rappresentate nelle medesime posizioni e negli stessi 
atteggiamenti. Grande attenzione è stata data anche alla resa dei particolari come le cromie dei tessuti o le sbeccature sul basamento lapideo in primissimo piano a sinistra. Particolare impegno è stato dedicato alla costruzione dell’impianto prospettico della pavimentazione scaccata, seppure meno complessa rispetto alle articolate geometrie che costituiscono quella originale. Infatti, pur essendo un’opera di alta qualità e di pregio, la nostra manca di quella componente particolare che consente di attribuire la stessa direttamente a Wtewael.

Di particolare interesse è la madre intenta ad allattare il figlio a destra della composizione, che sembra anticipare il tema della Carità materna, che Wtewael realizzò due anni dopo, nel 1623, in un’opera firmata e datata, presentata al TEFAF di Maastricht del 2017. Il confronto con la stessa opera mostra come l’artista impiegasse, anche a distanza di anni, gli stessi disegni preparatori: il bambino in primo piano a sinistra è chiaramente lo stesso rappresentato nel Cristo benedice i bambini, in questa occasione accompagnato però da un gatto.

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