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Hieronymus III Francken (1611-post 1661 ?)

La Negazione di Pietro

Olio su tavola di quercia
Dimensioni: 52 x 68 cm (con cornice 62 x 81 cm)
XVII secolo

 Descrizione:

L’episodio rappresentato da Hieronymus III Francken, è quello del rinnegamento di Pietro. L’apostolo è raffigurato in primo piano, con un vestito blu e una tunica gialla, nel cortile del palazzo del sommo sacerdote. Una serva, vestita con abiti tipicamente seicenteschi, regge una candela e si rivolge a Pietro, avendolo riconosciuto come discepolo di Cristo. L’apostolo ha un atteggiamento atterrito e lo sguardo terrorizzato, attraverso il quale appare ben chiaro il rinnegamento. L’interesse della donna attira l’attenzione degli astanti, un gruppo di soldati che lo circondano e che lo osservano in maniera inquisitoria. Più a destra, in disparte, scene di vita quotidiana mostrano soldati e popolani intenti a giocare a carte e a dadi. 

In secondo piano, Gesù Cristo viene condotto da un gruppo di armigieri al cospetto del sommo sacerdote, seduto su un alto scranno. Gesù si volge verso Pietro, assistendo al suo rinnegamento.
Sul verso della tavola è impresso a fuoco lo stemma di Anversa: un castello sormontato da due mani.

Presentato in cornice d’epoca riadattata.

La Negazione di Pietro Hieronymus III Francken
La Negazione di Pietro Hieronymus III Francken
Ispeziona il quadro

Analisi storico critica

Il dipinto proviene da un’importante collezione fiorentina, avviata da un avo della famiglia, che fu a Vienna nel 1798 e, successivamente, a Würzburg fino al 1813, come compagno di esilio del Granduca di Toscana Ferdinando III. La collezione fu trasferita con sede definitiva a Firenze allacaduta di Napoleone e dell’importanza della stessa abbiamo prova attraverso copia di un inventario compilato nel 1881, nel quale il nostro compare al n. 52 della sezione dedicata alle opere conservate presso il “Palazzo di Firenze” della famiglia, descritto genericamente come “S. Pietro nell’Oratorio di Pilato; tavola con piccole figure”.
Esiste un ulteriore inventario manoscritto che il nostro collezionista in esilio produsse di propria mano prima di rientrare in Italia, e che viene attribuito in una lettera degli eredi al 1813. In questo inventario è descritta la primitiva collezione composta da 37 opere, dove appaiono nomi di importanti autori.

In questo manoscritto la nostra tavola è minuziosamente descritta: al n. 14, 
numero che trova un puntuale riscontro con quello segnato sul retro della cornice e su un’etichetta apposta sulla tavola stessa, viene infatti presentato un “…quadro in legno di piedi due e quattro e mezzo pollici di lungo, e piede uno e 8 e mezzo pollici di alto, rappresentante il Pietro che nega Gesù Cristo alla fanciulla in casa di Anna. Si vede il Salvatore da lontano condotto avanti a quel pontefice per essere esaminato,in mezzo a una quantità di marmaglia e di soldati”. L’identificazione con la casa di Anna riporta all’episodio evangelico secondo Giovanni, l’unico tra i quattro evangelisti a indicare anche questi come sommo sacerdote assieme a Caifa, del quale era suocero. Il dipinto appartiene dunque al primo nucleo costitutivo della raccolta.

Negli anni Sessanta venne avanzata l’attribuzione a Bruegel, subito rinnegata a favore della corretta 
indicazione dell’autografia a Hieronymus III Francken, pittore fiammingo appartenente a una nota e prolifica famiglia di pittori. Specializzatosi soprattutto in soggetti religiosi, ma anche ritratti e nature morte, le sue opere sono caratterizzate da un’attenzione tutta particolare alla contestualizzazione dell’episodio. 

I protagonisti, infatti, si confondono spesso con gli altri personaggi che popolano la scena. Questa modalità lavorativa ne denota certamente la provenienza nordica, unitamente alla considerazione della tavolozza cromatica e della resa luministica.

Anche nella nostra opera, infatti, particolare attenzione è stata data alla rappresentazione 
dell’ambientazione: accanto all’episodio del rinnegamento sono raffigurati personaggi superflui, non strettamente necessari alla narrazione dell’episodio evangelico, come i soldati intenti a giocare alle carte e ai dadi. 

 
 
La Negazione di Pietro Hieronymus III Francken

L’atmosfera luministica è inoltre qui impiegata per donare un’enfasi ancora maggiore all’episodio.
L’ambientazione notturna, con la pallida luna velata di nubi, si presta ad aumentare il pathos della narrazione: lo sfondo e l’imponente architettura del palazzo emergono debolmente dalle tenebre, alla luce delle fiaccole del corteo. Ma la principale fonte di luce converte sui personaggi in primo piano, sottolineando la drammaticità della scena.
Questa composizione ebbe un particolare successo, come testimoniano le numerose derivazioni di bottega, tra le quali sono noti alcuni rami recentemente passati sul mercato antiquario.

Particolare interessante e che consente di indicare con certezza la geografia di origine dell’opera è il 
marchio impresso sul verso. Il castello sormontato da due mani è infatti lo stemma della municipalità di Anversa: il castello quale simbolo della città, mentre le due mani sono in riferimento si riferiscono a una leggenda secondo la quale un gigante che controllava il fiume della città, l’Escaut, tagliava le mani ai battellieri che si rifiutavano di pagare.

Questo marchio testimoniava l’approvazione del lavoro di costruzione della tavola, correttamente eseguito secondo la regolamentazione della gilda e della città stessa. L’impiego di questo marchio a fuoco è presente soprattutto nelle tavole in quercia realizzate nel XVII secolo, nonostante tale pratica, seppur applicata alle grandi pale d’altare e alle sculture lignee, sia ricordata già nel novembre 1470, nella regolamentazione della Gilda di San Luca. Non si hanno notizie dell’applicazione dello stemma sui dipinti su tavola di dimensioni più contenute fino al 1617, quando venne emanata la rigida regolamentazione della Gilda dei falegnami, nella quale fu chiaramente specificato come nessuna tavola avrebbe potuto lasciare la bottega prima di ricevere il marchio della città che ne avrebbe attestato la buona qualità del materiale ligneo impiegato.

Uno studio condotto da Wadum e pubblicato nel 1998 ha consentito di identificare differenti marchi 
della città, con la stessa iconografia, ma realizzati attraverso l’impiego di diversi ferri arroventati.
Quelli identificati dallo studioso vennero impiegati dai numerosi uffici comunali, in un arco cronologico che va dal 1600 al 1650. Wadum annota come le mani e il castello subiscano delle lievi modifiche, delle quali quella più apprezzabile è certamente la maggior stilizzazione delle forme negli stemmi più tardi, a differenza delle figure più particolareggiate che contraddistinguono il marchio verso l’inizio del secolo. Pur non trovando un puntuale riscontro con quelli registrati da Wadum, è plausibile ritenere che altri e differenti ferri fossero impiegati per marchiare le tavole con lo stemma della città, ai quali deve appartenere quello apposto sulla nostra tavola.
Caratterizzato da un basso grado di definizione, è 
possibile collocare il nostro a una fase più tarda, prossima alla seconda metà del secolo. 

 

Hieronymus III Francken

Appartenne a una celebre famiglia di pittori fiamminghi, figlio del celebre Frans II Francken. La formazione avvenne dunque certamente nell’ambito della bottega paterna, dal quale deriva la rappresentazione di scene affollate e dalle scenografie curate. 
Nato nel 
1611, incerta è la data di morte: avvenuta certamente dopo il 1661 (anno nel quale nacque il figlio Constantijn, anch’egli pittore) e prima del 1681. 

Bibliografia

– Jørgen Wadum, The Antwerp brand on paintings on panel, in “Leids kunsthistorisch jaarboek”, 11.1998, 179-198, pp. 179-198;

– Grazia Maria Fachechi, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, v. II, Roma, Gangemi Editore, 2011.

 
 

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