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Giovanni Maria Delle Piane (Genova,1660 - Monticelli D'Ongina 1745)

Ritratto di nobildonna

Tecnica pittorica: Olio su tela ovale
Dimensioni: 93 x 70 cm (in cornice 115 x 83 cm)

Il ritratto a mezzobusto raffigura una gentildonna di famiglia nobile, come si desume dal ricco ed elegante abbigliamento ma soprattutto dalla medaglia che è ben messa in evidenza esattamente al centro dell’opera. La medaglia è quella dell’Ordine della Croce stellata, ordine cavalleresco femminile istituito dall’imperatrice Eleonora Gonzaga, vedova dell’imperatore Ferdinando III, e confermato da Clemente IX con bolla papale nel 1668. L’Ordine, tuttora esistente, viene conferito solo a nobildonne che possono comprovare uno specifico grado di nobiltà. La medaglia dell’ordine consiste in un’aquila bicipite smaltata di nero, posta all’interno di uno scudo ovale, circondato da una fascia bianca, filettata d’oro, e caricato in centro da una croce rossa, orlata d’azzurro. (Immagine 1)

Immagine 1

Nel dipinto si apprezzano il minuzioso dettaglio dei pizzi delle maniche, dei gioielli e dei tessuti del decolleté, i ricchi panneggi dell’abito e del manto, il contrasto dei colori, con il manto color ocra-oro che avvolge la figura e che crea stacco tra lo sfondo scuro e il blu cangiante dell’abito.
La nobildonna,non più giovanissima, ostenta un’espressione severa e fiera, un sorriso appena accennato ma determinato; la posa ben eretta e autoritaria, è peraltro ingentilita dal vezzo prettamente femminile di trattenere elegantemente con la mano il tulle del manto. L’eleganza, l’ostentazione, il contrasto tra la posa severa e il gesto civettuolo, rientrano pienamente nelle caratteristiche interpretative del Delle Piane.
Il dipinto è presentato in cornice coeva a medaglione, argentata a mecca, sormontata da decoro intagliato a nastro annodato.

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Biografia

Immagine 2: Giovanni Maria Delle Piane, autoritratto

Nato a Genova, nell’importante casata dei Delle Piane (ma discendente di un mugnaio da cui gli derivò il soprannome di “Mulinaretto”), Giovanni Maria Delle Piane si formò dapprima nella città natale nella bottega di Giovanni Battista Merano (1632-1698), ma dall’età di 16 anni si trasferì a Roma presso la scuola del Baciccio, ove si esercitò su opere di grandi maestri (Giulio Romano, Annibale Carracci, Guido Reni, il Domenichino) scoprendo la ritrattistica e rivelando una particolare inclinazione per questo genere di pittura.

Tornato a Genova nel 1684, un anno dopo la morte di Giovanni Bernardo Carbone, principale ritrattista genovese della prima metà del XVII secolo, divenne ben presto il ritrattista più richiesto dalla nobiltà locale: fra i suoi primi ritratti vi furono quello di Gian Battista Cattaneo con la moglie Maddalena Gentile e una delle figlie, e quello del doge Pietro Durazzo, conservato nella Galleria nazionale di palazzo Spinola.

Assimilando la moda del ritratto alla francese (in particolare riferendosi alla produzione di Hiacynthe Rigaud e di Laguillère) e grazie alla sua capacità di cogliere le necessità celebrative del tempo, di adeguarsi alle nuove tendenze, di assecondare le smanie autocelebrative dei ricchi e potenti committenti, il Delle Piane portò nella pittura genovese una innovazione stilistica, caratterizzata dalla ricercatezza dei particolari e dalla mondanità delle figure, vestendo “quelle sue figure con drappi maestosi ed eleganti”, cogliendole in “certe nuove, e spiritose movenze” , come racconta l’importante biografo settecentesco C.G. Ratti. La sua capacità di fondere mondanità e allegoria,a dimostrazione della sensibilità “moderna” del pittore , è ben visibile nei “Ritratti di Giacomo Filippo II Durazzo e di Barbara Durazzo Balbi (Genova, coll. Durazzo Pallavicini), della metà degli anni ’90, piacevoli invenzioni in cui sotto le spoglie di Diana e di un baldo cacciatore, si celano i giovani sposi.

Ritratto di Giacomo Filippo II Durazzo
Giovanni Maria delle Piane, Il Molinaretto, Ritratto di Giacomo Filippo II Durazzo, collezione privata
Ritratto di Barbara Balbi Durazzo
Giovanni Maria delle Piane, Il Molinaretto, Ritratto di Barbara Balbi Durazzo, collezione privata

Nel 1675, su invito del conte Morando, si recò a Parma, ove incontrò il favore dei Farnese, per i quali ritrasse il Duca, la Duchessa e la Principessa Elisabetta.
Trovò committenti sia nelle città farnesiane sia in Genova e, fra Emilia e Liguria, si spostò eseguendo numerosi ritratti e opere di carattere sacro.

Ancora il Ratti lo testimonia presente a Parma nel 1698; nel 1705 il cardinale G. Alberoni, inviato del duca Francesco, incaricò l’artista, in quel momento a Piacenza, di ritrarre il duca di Vendôme, comandante delle truppe franco-spagnole. Nel 1709 ritrasse il principe Antonio Farnese e già da quell’anno – secondo il Ratti – venne nominato pittore di corte e si trasferì stabilmente a Parma, pur tornando frequentemente a Genova per occasioni di lavoro: nei primi anni del secolo XVIII si collocano altri ritratti eseguiti per i Doria (Immagine 4). Nel corso dei primi decenni del Settecento Delle Piane andò elaborando sempre più un linguaggio personale, in cui si fondevano una maggiore attenzione al reale e accenti sottilmente ironici. In particolare, in una serie di opere databili dopo il 1716, il Delle Piane incanalò i suoi diversi riferimenti culturali verso una interpretazione più personale e specifica, rivelandosi estremamente efficace nell’esaltare quelle componenti – uno sguardo ammiccante, un sorriso ironico – che animano immagini altrimenti stereotipe.

Francesco_Maria_Imperiale_doge_di_Genova_di_Giovanni_Maria_Dellepiane_detto_il_Mulinaretto
Immagine 4: Giovanni Maria delle Piane - Francesco Maria Imperiale (1653-1736), Doge di Genova (pronipote del suddetto) - Palazzo Doria Tursi

Già vecchio, nel 1737, affrontò una lunga trasferta fino a Napoli, dove si trattenne alcuni anni alla corte del giovane re Carlo III di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, già duca di Parma, figlio di Elisabetta Farnese, che il Delle Piane ritrasse nuovamente in veste di regina di Spagna, in un ‘opera in cui ben si concretizzano quei caratteri di esuberante fierezza, di ammiccante consapevolezza che definiranno il “tipo” femminile dei ritratti del Delle Piane. (Immagine 5) Dopo aver consigliato lui stesso come nuovo pittore di corte il Clemente Ruta, nel 1741 tornò a Genova, ove ancora dipinse ritratti per la nobiltà locale e infine, nel 1744, si ritirò a Monticelli d’Ongina, nel Piacentino, dove morì il 28 giugno 1745.

L’opera del D., attivo per oltre sessant’anni, fu estremamente ricca. Seppure cimentatosi anche in un’interessante produzione religiosa, di cui peraltro rimane molto poco, viene ricordato soprattutto per la produzione di ritratti: ve ne sono moltissimi, a lui attribuiti, in numerose case private.
Secondo il Ratti a Genova erano poche “le case civili” che non rivendicassero almeno un ritratto del Delle Piane. La vastissima produzione riferitagli fu anche dovuta all’attività della sua bottega, coadiuvato com’era da pittori di diversa qualità e competenza, che ben gli consentirono di soddisfare sempre la sua ricca committenza.
In tal periodo la sua propensione per la pittura di realtà si sintonizzò piuttosto verso l’elegante e preziosa pittura dei ritrattisti internazionali quali il Liotard o il Gainsborough, affiancando al gusto per il vero e il reale, l’accuratezza nella rappresentazione dei ricchi dettagli dell’abbigliamento.

Ritratto di Elisabetta Farnese Regina di Spagna (Piacenza, Galleria Alberoni
Immagine 5: Ritratto di Elisabetta Farnese Regina di Spagna (Piacenza, Galleria Alberoni)

In questa produzione rientra anche un quadro in tutto simile al nostro, nell’impaginazione e nel ductus, il Ritratto di giovane gentiluomo proveniente da Casa Visconti di Saliceto (pubblicato da Mina Gregori ed esposto nel 1967 alla mostra torinese Giacomo Ceruti e la ritrattistica del suo tempo nell’Italia settentrionale). (Immagine 5)
Al giugno del 1767 risale l’ultima sua opera conosciuta. L’artista morì due mesi più tardi, il 28 agosto 1767, all’età di 68 anni, a Milano, nella parrocchia di San Simpliciano dove abitava ormai da diverso tempo.

Bibliografia

F.Frangi, A.Morandotti (a cura di) Maestri del ‘600 e del ‘700 lombardo nella collezione Koelliker,
Milano, 2006, p. 184 e sgg.

– M.Gregori, Giacomo Ceruti, Bergamo, 1982, p. 403, 473

– Mallè, G. Testori (a cura di), Giacomo Ceruti e la ritrattistica del suo tempo nell’Italia settentrionale,
Torino, 1967, p.49 n.24 bis, tav.9

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