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Gherardo e Giuseppe Poli

Olio su tela

1725-1730

Descrizione:

Il dipinto raffigura un capriccio con diverse rovine classicheggianti che circondano una piazza dove si sta svolgendo la rappresentazione di una commedia dell’arte. Al centro della scena si trova un palcoscenico sul quale ci sono alcuni attori che stanno recitando, uno di essi indossa gli abiti di pulcinella. In mezzo al palco un teatrino di marionette, con le quali gli attori in carne e ossa interagiscono.

Nella piazza antistante c’è una folla di personaggi eterogenea e variopinta, che si accalca per assistere allo spettacolo. Alcuni delle ultime file sono però distratti da altre figure in primo piano: tra di loro aristocratici a cavallo e nobildonne accompagnate dai figli. Imponenti rovine antiche fungono da quinte architettoniche: templi classicheggianti oramai in disuso e invasi da una rigogliosa vegetazione inquadrano la scena, mentre sullo sfondo altri maestosi edifici si perdono in lontananza, quasi confondendosi con le montagne all’orizzonte. La resa è quella di un paesaggio quasi surreale, un vero e proprio capriccio nel quale sono accostate architetture inesistenti.

Attenzione è stata dedicata alla resa della luce sia nella raffigurazione dei personaggi che delle architetture, ma anche nella rappresentazione del dato atmosferico, con una luce più tersa e una minore attenzione al dettaglio man mano che ci sia allontana dal primo piano. Considerevole la rappresentazione del cielo azzurro che vira verso una luce rosata in prossimità delle montagne, come se l’episodio si svolgesse in un momento crepuscolare.

Dimensioni: 57×92 cm o 74×108,5 cm (con cornice)

Ispeziona il quadro:

Analisi storico-critica:

Prima parte:

Almeno dagli anni Venti del XX secolo il dipinto era attribuito a Jacque Callot, nome con il quale venne pubblicato in asta Drouot, tenutasi nel 1924, e già di proprietà della galleria parigina Georges Petit. Qui fu presentato assieme al suo pendant, un altro olio su tela di soggetto e dimensioni analoghi. Tale attribuzione trova giustificazione nei confronti possibili con la serie dei Balli di Sfessania, opera di Callot, datata al 1621.

Nelle ventiquattro incisioni sono infatti riproposti i personaggi protagonisti della Commedia dell’Arte, tema centrale anche della nostra tela. In particolare nella nostra compare Pulcinella, maschera topica e fortemente caratteristica, certamente tra le più note, mentre nel pendant è raffigurato Razullo, anch’egli presente nelle incisioni di Callot. I due dipinti furono esposti, sempre come autografi dell’artista francese, nella mostra “De El Greco a Tiepolo”, tenutasi nel Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires nel 1964 (come testimonia anche un’etichetta applicata sul retro della cornice), quando erano già di proprietà di Juan Manuel Acevedo Chevallier e successivamente della figlia, la contessa Deym von Stritez, Estela Acevedo Anchorena. Rimasero in possesso degli eredi fino al 2016, quando le due tele tornarono sul mercato antiquario e furono separate; anche il pendant del nostro è tutt’ora presente sul mercato, attualmente nel catalogo di una rinomata galleria antiquaria newyorkese.

Seconda parte:

La corretta attribuzione a Gherardo e Giuseppe Poli si deve a Franco Canepa che ha pubblicato entrambe le tele come opera a quattro mani dei due artisti, nel volume monografico sull’attività dei pittori. Supportata dall’analisi stilistica e dal confronto con la produzione dei due artisti fiorentini, ma attivi soprattutto a Pisa, l’ascrizione dell’opera alla mano dei pittori Poli padre e figlio è oramai acclarata. Canepa presenta la tela come un inedito dei Poli, che vogliono sviluppare il singolare concetto di doppio teatrale, reso attraverso la presenza del teatrino con i burattini sul palco sul quale già stanno recitando gli attori. Lo studioso inoltre, confrontando la nostra con altre tele appartenenti al corpus dei due pittori, sostiene la realizzazione delle scenografie architettoniche da parte di Giuseppe, quali motivi ricorrenti nelle sue opere. I personaggi sono invece nello stile di Gherardo, realizzati con rapide pennellate che ne delineano efficacemente i volumi.

La datazione tra il 1725 e il 1730 si deve allo stesso Canepa, che rileva come le due opere debbano essere state realizzate in questo arco cronologico alquanto circoscritto, durante il quale si ritrova questa stretta e proficua collaborazione tra padre e figlio.

Biografia:

Gherardo Poli nacque a Firenze nel 1676, come testimonia l’atto di battesimo conservato presso l’Opera di Santa Maria del Fiore, datato 19 gennaio. La sua attività di pittore deve dunque essere verosimilmente cominciata nel corso dell’ultimo decennio del secolo. Gherardo fu certamente allievo dell’Accademia fiorentina del Disegno, Prima Compagnia dei Pittori a Pisa, nel 1706. L’ambiente artistico senese era influenzato, agli inizi del XVIII secolo, da una cultura classicistica romana, a seguito della presenza di numerosi esponenti dell’Accademia dell’Arcadia, radunatisi nella città fiorentina nel 1700, presso la Colonia Alfea. Nonostante questa certamente importante presenza, la cultura artistica di Gherardo si orientò di più verso quel programma antipedantesco che si sviluppò in risposta a quello accademico e che effettivamente si ritrova in diverse sue opere.

Fin dagli esordi, Gherardo dimostrò infatti di apprezzare e di voler trattare il tema dei capricci, spesso influenzati dalla pittura fiamminga e olandese che il nostro avrebbe conosciuto attraverso la mediazione di Marco Ricci, conosciuto durante un soggiorno fiorentino. Durante questo viaggio dovette certamente entrare anche in contatto con Jacques Callot, del quale fu fortemente debitore, come testimonia la confusione nell’attribuzione per alcune opere dei Poli, tra le quali la nostra tela.

Purtroppo, come ha già evidenziato Franco Canepa nella monografia sui due artisti, di contro alla presenza di un cospicuo numero di opere dei Poli sul mercato e nelle più importanti collezioni, vi è una scarsità di documentazione sui due artisti. Le poche informazioni biografiche coeve sono note grazie alla breve annotazione di Francesco Maria Niccolò Gabburri nel volume III delle sue Vite di pittori: “Gherardo Poli fiorentino, pittore di paesi con vaghe figurine e porti di mare ne i quali principalmente prevale e dove fa special mostra del suo valore. Vive in Pisa nel 1739, in età di anni 60 in circa, essendosi stabilito in quella città colla sua famiglia da molti anni in qua. Ha un figlio che va seguendo felicemente le vestigia del padre in età di circa 25 anni.”

Da questa indicazione sappiamo dunque che Gherardo alla fine degli anni Trenta risiedeva oramai stabilmente a Siena e che la morte deve certamente essere avvenuta dopo il 1739, data alla quale Gabburri lo indica come ancora vivente. Certamente meno informazioni vi sono per il figlio Giuseppe, del quale il biografo non indica neppure il nome ma fornisce l’età, consentendo dunque di circoscrivere l’anno di nascita al 1714. Il figlio fu certamente influenzato dalla pittura paterna e dunque dai diversi linguaggi artistici con i quali era entrato in contatto. In particolar modo nel corso del terzo decennio del Settecento la loro arte fu caratterizzata da una stretta collaborazione, risolta spesso con la realizzazione di opere a quattro mani, come del resto avvenne per la nostra opera e il suo pendant.

Altrettanto incerta è la data di morte di Giuseppe, ma la mancanza di una sua attività per i festeggiamenti in onore della nomina a Granduca di Pietro Leopoldo nel 1765, può portare a supporre che l’attività dei Poli debba considerarsi conclusa entro tale data, essendo loro pittori molto apprezzati e le cui opere erano fortemente richieste all’epoca.

Esposizioni: 
De El Greco a Tiepolo, catalogo della mostra (Museo Nacional de Bellas Artes, Buenos Aires, 24 August – 27 September, 1964), Buenos Aires. 
Bibliografia:
– Franco Canepa, Gherardo e Giuseppe Poli; La pittura di Capriccio nella Toscana di primo settecento, Felici editore, Ospedaletto, 2002, pp. 107-108, cat. no. 69.

 Franco Canepa, Fantastiche Vedute dal Ciaffieri ai Poli: La pittura di capriccio in Toscana, a cura di Pierluigi Carofano, Felici editore, Ospedaletto, 2006.

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