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Troppo spesso si considera un’opera d’arte pittorica come un oggetto bidimensionale, dove l’importanza è data solamente all’estetica del suo strato più superficiale, quello pittorico.

In realtà parte fondamentale di un dipinto è anche il suo supporto e la tecnica con la quale è stato realizzato.

La storia dell’arte non deve pertanto prendere in considerazione solamente le correnti e i cambiamenti stilistici, ma anche l’evoluzione delle tecniche artistiche impiegate.

Imprescindibili per la realizzazione di un’opera, le tecniche e le modalità di esecuzione ci forniscono informazioni sostanziali come l’area geografica e il periodo di provenienza.

Così come per tutte le tipologie artistiche, anche i dipinti hanno subito un vero e proprio sviluppo, sia nei supporti che nella tipologia di pittura impiegata.

Nel Medioevo i supporti prediletti furono le tavole lignee, a formare grandi croci o polittici.
Coloro che si occupavano dell’assemblaggio delle tavole erano dei falegnami esperti, differenti dall’artista che si dedicava della parte pittorica. Grande attenzione doveva essere rivolta alla specie lignea e alla modalità di sezione della tavola. Questi passaggi erano fondamentali, in quanto una scarsa conoscenza poteva comportare differenti problematiche. Alcune essenze potevano subire più facilmente attacchi di insetti xilofagi o un taglio non di qualità poteva portare a un veloce imbarcamento della tavola.

Il film pittorico non veniva steso direttamente sulle tavole, connesse tra loro attraverso cavicchi e colle, ma aveva bisogno di una preparazione. Questa consisteva nella stesura di diversi strati di impasti gessosi e colla e, talvolta, di una tela, detta di incamottatura, al fine di appianare gli eventuali difetti del legno e le connessioni tra le assi. Anche questo procedimento spettava sovente ad artigiani specializzati. Basti pensare come dovesse essere difficile per un artista lavorare nello stesso ambiente dove era presente gesso nell’aria, che poteva rovinare l’effetto finale della stesura pittorica.
Toccava dunque all’artista procedere prima con il disegno e successivamente con la stesura del film pittorico.

Nel Medioevo era la tempera la tecnica principale.

Ambrogio Lorenzetti, Madonna del latte, dipinta a tempera su tavola

I pigmenti venivano “temperati” (cioè mescolati) con acqua e sostanze di natura organica, soprattutto proteiche (come nella tempera a uovo). Oltre alla tempera, stesa con i pennelli, altra tecnica ampiamente utilizzate nel Medioevo era la foglia d’oro. Usata per realizzare i fondi, consentiva un effetto suggestivo, con i bagliori dati dal riflesso delle candele nella penombra delle chiese. La foglia veniva realizzata ribattendo più volte delle monete d’oro tra due pelli, fino a renderla sottilissima. Veniva dunque applicata con un legante sullo strato preparatorio, prima della stesura della tempera.

Con l’epoca moderna si assistette, seppur progressivamente, a un vero e proprio cambiamento, sia nei supporti che nella tecnica pittorica.

Dalle tavole lignee, prima nella forma dei polittici e poi nelle “tavole quadre”, si passò alle tele tensionate mediante l’ausilio di un telaio ligneo. Questo passaggio fu sostanziale, poiché consentiva la realizzazione di opere più agevoli e leggere, consentendone una maggiore movimentazione. Anche i costi furono notevolmente abbattuti, consentendo alle committenze di richiedere opere anche ad artisti lontani, che potevano facilmente spedire i dipinti.

Pure in questo caso, lo strato di preparazione rimase, almeno all’inizio, fondamentale, per evitare che il filato della tela emergesse sullo strato pittorico e fare in modo che questo risultasse più stabile e duraturo.

La vera e propria rivoluzione nel campo delle tecniche artistiche fu proprio nella parte pittorica. Dalle tempere si passò infatti alla pittura a olio, che comportò un effetto finale e modalità di esecuzione innovative.

Jan van Eyck, Madonna del cancelliere Rolin (1432 circa), Louvre, Parigi

La pittura a olio prevedeva infatti che i pigmenti venissero miscelati con i cosiddetti oli siccativi (soprattutto di lino, papavero e noce), che a contatto con l’aria hanno la proprietà di indurirsi e trasformarsi in una sostanza solida. I tempi di asciugatura più lunghi rispetto alla tempera resero possibile per l’artista modalità di lavoro differenti, certamente con tempistiche più ampie e consentendo di ritornare sul lavoro anche a distanza di ore. Anche l’effetto finale era completamente diverso: le maggiori coprenza e lucentezza dell’olio rispetto alla tempera consentivano una resa materica completamente differente. In origine dovevano essere distinguibili anche le creste e la fisicità della pennellata, spesso venute meno a causa degli interventi di restauro. Fino a pochi anni fa, tra le pratiche più diffuse vi era la reintelatura. Le tele, con il passare del tempo perdevano la loro tensione, comportando anche dei danni al film pittorico. Per ripristinare la tensione venivano incollate a una tela nuova più forte, attraverso una vera e propria stiratura, che molto spesso ha appiattito l’originario spessore del colore.

Questo breve e rapido excursus vuole solamente accennare all’evoluzione delle tecniche, consapevole che, così come per gli stili, spesso sono coesistite diverse modalità e il passaggio non è stato improvviso ma graduale.

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