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Busto maschile in marmo bianco, firmato e datato "G. Emanueli F. / 1838".

La scultura raffigura un uomo con un voluminoso ciuffo a boccolo sopra la fronte alta, mentre il volto abbondante, dalla caratteristica fossetta sul mento, è incorniciato da due folti favoriti. L’atteggiamento austero e lo sguardo severo rigidamente fisso su un punto imprecisato in lontananza rientrano nella tipologia del ritratto marmoreo celebrativo, richiamando il clima eroico dei primi dell’800. Il ricco abbigliamento, certamente finalizzato alla raffigurazione encomiastica dell’effigiato, rispecchia la moda dell’epoca: una camicia a collo montante, sulla quale all’altezza del petto è appuntata una spilla dalla singolare forma di Uroboro a “8”. Attorno al collo porta una cravatta annodata, mentre sulle spalle, ad avvolgere la figura, un lussuoso mantello bordato di pelliccia; interessante è il panneggio del manto che risolve in modo elegante il taglio a mezzobusto della scultura.

Dimensioni : 89x64x35 cm

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Analisi storico stilistica:

Il personaggio ritratto nel busto, in origine di proprietà di una famiglia bresciana, si ritiene possa essere Pier Antonio Zobbio, per molti anni attivo come perito agrimensore per L’Ospedale Maggiore di Brescia, che nominò suo erede universale con il generoso testamento del 1837. Nonostante il carattere encomiastico del busto, l’artista è comunque stato attento alla resa fisiognomica dell’effigiato, tanto da renderne possibile il riconoscimento grazie al confronto con il ritratto pittorico dello stesso, realizzato in memoria del testamento in favore dello Spedale bresciano e ancora oggi conservato presso la stessa struttura. Il dipinto di Luigi Campini è datato al 1854 e difatti lo Zobbio mostra l’avanzamento d’età rispetto al busto in esame, antecedente di più di 15 anni. 

Giovanni Antonio Emanuelli nacque a Brescia nel 1817 e frequentò dal 1831 la scuola di figura all’Accademia di belle Arti di Milano, sotto la guida di Antonio Durelli. Grazie a un sussidio del Comune di Brescia, dal 1833 seguì anche i corsi tenuti da Abbondio San Giorgio. In cambio di tale aiuto, il Comune richiedeva al giovane artista di presentare annualmente i suoi lavori alle esposizioni dell’ateneo cittadino. Fino al 1842, quando si stabilì a Milano, l’Emanuelli fu attivo per diverse committenze della città, e in quest’ottica deve vedersi la realizzazione del busto dello Zobbio, suo concittadino divenuto celebre l’anno precedente a seguito della donazione testamentaria allo Spedale di Brescia. Tra le commesse più importanti realizzò per il Duomo nuovo di Brescia le statue di Fede e Speranza ed il sepolcro del vescovo Ferrari. Espone a Londra nel 1851 all’Esposizione Universale. 

Bibliografia:

- Alfonso Panzetta, Nuovo Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, 2 vv., Adarte, Torino 2003.

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