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Bureau con scansia

Piemonte primo quarto del XVIII sec.

Scrivania con scansia, formata da una credenza a due ante nella base con anta a ribalta con scarabattolo, sormontato da vetrina  a due ante. Interni in pioppo. Il mobile costruito in noce è completamente laccato a chinoiserie con finitura a lacca rossa sull’esterno con figure e paesaggi in rilievo dorati, mentre all’interno il decoro inverte le tonalità ponendo l’avorio come sfondo e le figure in lacca rossa. Lo scarabattolo presenta la decorazione anche sull’anta interna e sui tre cassettini. La ferramenta è originale in ferro le cerniere e serrature, in bronzo la bocchetta dell’anta, mancante la serratura dell’anta superiore.

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Analisi storico stilistica

 

Il mobile in oggetto è costruito secondo i migliori dettami imposti ai minusieri dalla corporazione piemontese. Il Piemonte è una delle poche realtà Italiane che, su influenza francese, già nel 1636 da vita alla prima Università dei minusieri di Torino; questa istituzione porterà alla nascita di diverse scuole e poi corporazioni di artigiani. Una scelta che sarà incentivo di una elevata qualità costruttiva dei prodotti artigianali nel XVIII sec. 

Il gusto della “cineseria” sarà nel secolo XVIII molto diffuso, ogni palazzo che vuol essere alla moda avrà al suo interno un gabinetto cinese, si pensi a quello progettato da Juvarra per Palazzo reale o alle splendide sale cinesi di Racconigi. Con lo stesso tipo di decoro venivano laccati gli arredi che abbellivano queste sale, mobili molto più soggetti alla moda di quanto non lo fossero gli arredi di ebanisteria , va detto, mobili all’epoca della realizzazione molto più economici rispetto a quelli destinati a durare oltre le mode.

 

Si trattava di saloni o piccoli gabinetti allestiti secondo un gusto passeggiero e che per tal motivo venivano con una certa frequenza rinnovati per arredarli nuovamente con uno stile aggiornato. Questi  arredi oggi sono molto richiesti e rari ed il motivo di questa rarità, sta proprio nel fatto che durante gli aggiornamenti dei vari architetti, questi mobili venivano sostituiti e depositati, quando andava bene, nelle cantine e nei solai dei palazzi;pertanto raramente sono giunti a noi in buone condizioni. 

Ogni grande città europea cercò in quegli anni di elaborare tecniche per realizzare lacche il più possibile simili a quelle provenienti dall’oriente, spesso mescolandole, ma senza mai arrivare agli stessi risultati qualitativi. Nel caso del nostro mobile,  la parte esterna presenta le figure decorative in rilievo , realizzate in pastiglia, una composizione preparatoria in caolino e gessi che faceva da sfondo alla lacca e permetteva questa lavorazione a rilievo; le parti in rilievo sono poi dorate a foglia e protette da una sandracca che lucidava i colori dando un effetto di laccatura; l’interno invece è semplicemente dipinto e laccato senza rilievo delle figure.

L’analisi costruttiva dell’arredo qui studiato ci porta a collocare il mobile almeno all’interno della prima metà del XVIII sec.  presumibilmente successivo alla realizzazione del Gabinetto cinese di Juvarra, del 1732, ma non di molto visto che il mobile ha ancora tutte le tecniche costruttive e i materiali, serrature e cerniere tipiche degli inizi del secolo.

 
Gabinetto cinese di Juvarra,
Bibliografia:

Vittorio Viale, Città di Torino mostra del barocco piemontese, ed.Arte grafiche fratelli Pozzo-Salviati-Gros Monti e C. 1964, vol.III

Roberto Antonetto, Il mobile piemontese nel settecento, ed. Allemandi 20010  

 

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