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Fino agli anni Settanta del Settecento l’insegnamento delle arti era lasciato alle botteghe dei singoli artisti, che si occupavano anche di accogliere numerosi allievi presso i propri studi.

Questi venivano debitamente formati nella tecnica e nello stile, che inevitabilmente risentiva del gusto personale del maestro. Se comunque uno stile predominante vi era, in base alla predilezione dell’uno o dell’altro artista da parte della committenza aristocratica, ancora non esisteva una scuola che seguisse un vero programma accuratamente ideato. Tale importante traguardo fu raggiunto grazie all’attenta politica di Maria Teresa d’Austria e in particolare con il governo della Lombardia da parte del figlio, l’Arciduca Ferdinando d’Asburgo, che rimase in carica fino al 1796, quando arrivarono i francesi.

A partire dal 1773, con l’acquisizione da parte dello stato del collegio di Brera, fino a quel momento occupato dalla Compagnia di Gesù soppressa proprio quell’anno, i locali vennero adibiti ad accogliere l’ambizioso progetto dell’Imperatrice.

Maria Teresa, infatti, aveva ideato una vera e propria cittadella delle arti e della scienza, dove gli insegnamenti sarebbero stati promossi non più da istituzioni religiose ma laiche, con il compito di “sottrarre l’insegnamento delle belle arti ad artigiani e artisti privati, per sottoporlo alla pubblica sorveglianza e al pubblico giudizio”.

Oltre all’Osservatorio astronomico già presente sotto la direzione gesuitica, furono aggiunti una grande biblioteca pubblica, l’Orto botanico, la Società patriottica (poi Istituto lombardo di scienze e lettere) e, nel 1776, la celebre Accademia di belle arti.

Quest’ultima in particolare trovò un grande appoggio da parte del ministro plenipotenziario Firmian e l’Arciduca Ferdinando, consapevoli dell’importanza di formare una nuova generazione di artisti che potessero rilanciare anche l’immagine culturale, e dunque politica, del ducato.

Fin da subito, infatti, l’Accademia si connotò come prestigiosa scuola presso la quale si formarono i più importanti e ricercati artisti dell’epoca, sotto la guida di altrettanto noti insegnanti.

Tra questi, uno dei più celebri, fu Giocondo Albertolli, dal 1776 nominato “Maestro della Scuola di Ornato”, carica che ricoprì fino al 1812. Tra i principali esponenti del Neoclassicismo milanese, l’Albertolli vantava moltissime collaborazioni, tra le quali la più nota è certamente quella con l’intagliatore Giuseppe Maggiolini.
Il suo ruolo di insegnante presso la più prestigiosa Accademia milanese contribuì certamente alla diffusione del suo stile e dei suoi motivi decorativi, che effettivamente si ritrovano nella vasta produzione dell’epoca.

Si comprese, inoltre, la necessità di dotare la scuola di una propria collezione che fungesse da modello per gli allievi.

Grazie all’intuizione e alla volontà di Carlo Bianconi, segretario dell’Accademia e collezionista egli stesso, fu iniziata la raccolta di gessi, incisioni e disegni da impiegarsi per la formazione degli artisti. Questa prima raccolta fu la base dell’attuale immane collezione della Pinacoteca, arricchita grazie alle opere provenienti dalle soppressioni teresiane ma soprattutto, pochi anni dopo, grazie alle opere pervenute a seguito delle requisizioni napoleoniche.

La volontà di caratterizzarsi come un’istituzione innovativa e all’avanguardia fu palesata fin dall’inizio, anche con la progettazione della nuova architettura che avrebbe ospitato l’Accademia e la futura Pinacoteca.

Fu incaricato del rinnovamento Giuseppe Piermarini, Ispettore generale delle fabbriche di stato in Lombardia. A lui, in particolar modo, si deve la realizzazione dell’emblematico portale neoclassico che caratterizza la facciata su via Brera, ancora oggi accesso principale all’edificio. Oltre al rinnovamento edilizio, Piermarini fu fondamentale per la vita della neonata Accademia nel ricoprire la cattedra di architettura, a partire dal 1776.

Altro anno fondamentale fu il 1803, quando vennero apportate delle importanti modifiche da parte del segretario Giuseppe Bossi.

Egli portò avanti quanto già avviato da Bianconi, ritenendo oramai necessario dotare l’Istituto accademico di una propria Galleria, che sarebbe stata aperta, sia al pubblico che agli studenti, tre anni dopo. Il merito di Bossi fu però soprattutto quello di trasformare, migliorandolo, l’intero sistema didattico. Gli insegnamenti furono implementati e così suddivisi: Architettura, Pittura, Scultura, Ornato, Incisione, Prospettiva, Anatomia Artistica ed Elementi di Figura. Il loro coordinamento fu sottoposto ad un consiglio accademico, composto da trenta membri.

Inoltre Bossi, sull’esempio parigino, promosse ampiamente i concorsi e le esposizioni annuali, alle quali gli allievi della scuola erano chiamati a partecipare. Queste esposizioni avevano infatti il compito di presentare l’altissima produzione artistica emergente dall’Accademia, caratterizzandosi come esposizioni esemplari che mostrassero gli aggiornamenti artistici dei quali la nuova istituzione di faceva portatrice.

Se in origine le vicende della Pinacoteca e dell’Accademia furono strettamente legate, momento chiave fu il 1882, anno nel quale le due istituzioni furono separate.

Il museo, oramai autonomo, fu riordinato su progetto del direttore Giuseppe Bertini.
Ancora oggi sia l’Accademia che la Pinacoteca si caratterizzano come due istituzioni prestigiose, l’una per la formazione dei futuri artisti, aprendosi a nuovi insegnamenti, attuabili grazie all’impiego delle nuove tecnologie e forme artistiche, l’altra sia per la considerevole e completa collezione che ospita ma anche per la volontà di ammodernamento museografico, palesate dai recenti lavori e da quelli di prossima realizzazione.

Personaggio importante per la storia dell’Accademia di Brera fu il Conte Barbiano di Belgiojoso, Presidente dal 1860 al 1876.

Carlo Barbiano di Belgiojoso

Egli stesso, ancor prima della nomina alla prestigiosa carica, si dilettò nella pittura, presentando i propri lavori presso le esposizioni organizzate dall’Accademia. Tra le sue opere figura, in nostro possesso (visibile qui), Cristoforo Colombo in partenza dal porto di Palos raccomanda i figli a padre Giovanni Perez, copia del celebre dipinto di Pelagio Palagi oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera.

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Valentina Simone

Laureata in Storia e Critica d’Arte, Specializzata in Beni Storico-Artistici con una tesi relativa al fondo dei disegni dei fratelli Campi presso il Gabinetto dei Disegni e Delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi.

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